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La Terra di Mezzo


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L'Osservatore cresce...

MAMMALUNA


Le riflessioni che seguiranno le ho maturate nel momento di transizione dalla fine di un anno complesso ad uno di novella speranza, nei giorni e nelle notti del passaggio supremo della ruota dell'anno in bilico fra luce e ombra. E' un' analisi più approfondita dei nostri atteggiamenti viziati che bloccano la crescita spirituale sinché non ne diventiamo consapevoli, maturando la ricerca del cambiamento. La prima osservazione è sull' origine della manipolazione del pensiero non solo a livello mondiale perpetrata dai sempre più sofisticati mezzi, ma anche sulle nostre attitudini delle quali spesso non ci rendiamo conto perché sono diventate parte di noi e che, anche in caso d'una piccola voce che ci sussurri di non assecondarle, tendiamo comunque a valutare "mali minori". Così nella verità del nostro spirito ci impediscono di crescere, di essere sereni in salute e in malattia, in prosperità e in indigenza, in solitudine e in amore, rovinando e deviando, più sovente di quanto non si pensi, il nostro buon equilibrio, gli affetti, le amicizie, le famiglie, le unioni.




Non manipolare il pensiero, la volontà, i sentimenti delle persone


A livello di grandi realtà è una costante gravissima: i grandi persuasori più o meno occulti hanno sempre creato devastazioni infinite, in ogni epoca. Osservate sempre secondo Vostra esperienza, buon senso, approfondendo le sensazioni che provate e poi agite. Agite sempre secondo scienza e conoscenza, attenti a non uniformarVi al comune pensiero di chi Vi circonda o della massa, non lasciateVi sprofondare in una rabbia o in una depressione senza fine. Troppo spesso gli input esagerati, ripetuti, dilaganti sono viziati da un origine di potere comune che ha una mira ben precisa, non certo a vantaggio dei popoli, ma dei soliti pochi eletti. Lontanissimi dal rispetto del ciceronico pensiero res publica, res populi, la cosa pubblica è cosa del popolo (il termine popolo non veniva inteso come amorfa massa di zombi non pensanti, ma un insieme di individui con inalienabili diritti, a fronte di logici e comuni, chiari doveri )

A livello familiare, in amore, nella piccola cerchia della famiglia, utilizzare una persona che ci sta accanto come schermo, come tramite dei nostri pensieri e dei nostri scopi per non rischiare in prima persona, per difenderci da eventuali "ritorni", per aumentare l'impatto o la credibilità sul destinatario è, purtroppo, una strategia più comune di quanto non si immagini. I "destinatari" o i "gli schermi-fonte" possono essere coniugi, figli, genitori, amanti, amici, colleghi di lavoro, semplici conoscenti...Qualsiasi sia il nostro obbiettivo sarà sempre grave compiere una delle peggiori, subdole azioni che si possano perpetrare nei confronti delle persone che affermiamo di amare e di rispettare. Più saranno vicini al cuore e alla nostra profonda conoscenza i sentimenti e le fragilità delle vittime inserite sia nella prima che nella seconda "categoria", più la nostra forzatura sarà semplice e meno "rischiosa". L' eventuale passività, soprattutto degli "schermi-fonte" non ci renderà carnefici più giustificati o miti, la loro consentaneità sovente denota un'attitudine alla rassegnazione di fronte ad una costante persuasiva presente in anni di tenace e ripetuta strategia, ma questo non li renderà più liberi o più felici di questa partecipazione forzata. Ancor più grave è sfruttare la totale fiducia in noi riposta nell'aprirci l' animo da parte di qualcuno, nella certezza di non essere mai traditi da un cattivo uso della confidenza. Non esiste in assoluto un buon fine che giustifichi cattivi mezzi. Non scordiamolo, in nessuna situazione. Constatare una tale predisposizione può allontanare definitivamente da noi i "destinatari" che si rendano conto della tentata o riuscita o ripetuta manipolazione e creare un profondo disagio negli "schermi-fonte" (pur se impossibilitati all'allontanamento fisico, nel caso facciano parte, ad esempio, dei membri della nostra famiglia legati da situazioni complesse e difficilimente modificabili, sovente esiste in loro uno scollamento amaro spirituale che non riesce a confluire in una esplicita comunicazione di rifiuto, ma che crea un'amarezza e una segreta ribellione che divengono tossici che sfociano in possibili manifestazioni patologiche).
Rammentiamo, inoltre, che ogni seme velenoso piantato e fatto prosperare, crea realtà che immettono ineluttabilmente nell'aura del cattivo giardiniere oscuri colori in lunghi o brevi tempi. Eppure non sia mai soltanto questo timore a dissuaderci.
Convinciamoci che la sincerità d'intenti, il rispetto dell'animo, delle azioni, delle confidenze, della libertà altrui, il coraggio dei nostri pensieri, l'assunzione in prima persona delle nostre responsabilità sono il più bel regalo che possiamo imparare a farci e a fare.


Non rimpiangere l' amore provato


L'amore provato è sempre meritevole di essere poiché spontaneamente nasce privo di aggettivi, di perché, di motivi, di giustificazioni, di obblighi, di aspettative. Quando diamo amore siamo esseri perfetti e felici: coscienza, spirito, emozione uniti. Siamo dèi, uniformati al soffio vitale, al senso dell'esistenza. Può durare un attimo o una intera vita, può essere dedicato a esseri viventi o dormienti o immoti di qualsiasi regno conosciuto, immaginario, sognato. Importante è non vanificarlo con infiniti arzigogolii tipici del nostro vissuto, non volerlo vedere ricambiato a modo nostro o a tutti i costi, non imbruttirlo con i rimpianti, con i rinfacciamenti, con la cattiveria. Esso è pura energia disinteressata dei benefici ricevuti. Ma se lo sentiamo vacillare, lasciamolo andare. Se, ad un certo punto del percorso, vivendolo ci sentiamo diversi, incerti, infelici, inquieti, disperati, delusi occorre rinunciarci. L'amore provato da chiunque per chiunque prescinde il tempo e ha sempre la sua verità assoluta, anche se non la conosciamo o non la riconosciamo più. Prima di vanificarla o martoriarla quella sacra fiamma, facendola diventare devastante incendio, lasciamo libero l'ex amato di vivere la propria verità che è comunque inviolabile, anche se ci accorgiamo di non poterla più condividere. Trattenerlo a tutti i costi, imprigionandolo in una ragnatela ancorata al passato più o meno prossimo, a obblighi più o meno stabiliti, ad abitudini più o meno inveterate, in una partita doppia del dare e dall'avere, tramuta in piombo l'aureo patrimonio dell'Amor Provato, atto a nutrire l'individuale spirito e l'Anima Mundi.

Non limitarsi a guardare

Vedere dal latino videre deriva a sua volta dal radicale indoeuropeo WEID e dal sanscrito VEDA: "Io so". Vedere è sapere. Se c'è visione non c'è illusione. Vedo dunque so. Vedere è osservazione, significa entrare nel palpito essenziale dell'osservato. Quante volte ci vediamo veramente, guardandoci allo specchio? Certo conosciamo i nostri lineamenti, ci preoccupiamo della ruga in più, ogni giorno ci incontriamo nello specchio per le cure quotidiane. Ma quante volte osserviamo i nostri occhi? E chi di noi non ha mai provato un sottile disagio se l'attenzione diventa profonda? Chi non ha mai provato la sensazione di vedere uno sconosciuto emergere da un cono d'ombra nel quale non abbiamo voglia di addentrarci?
Spesso pensiamo che meditare sia un lusso che comporta un tempo esclusivo, un luogo speciale, una predisposizione spirituale. In realtà una delle meditazioni più "semplici" e arricchenti e alla portata di chiunque sia interessato a una maggior serenità che porta con sé la crescita personale, è proprio osservare il mondo così com'è, in profondità, non accontentandoci di come sembra essere. Alla prima occhiata noi vediamo l'apparenza. Ma con un pizzico di attenzione, possiamo raggiungere la verità fondamentale dentro e fuori di noi. Quando si sperimenta questa vastità, si impara a non reagire più ciecamente, a non creare più negatività e violenza. Si sente la vibrazione estatica di essere un colore, un albero, un fiore, un animale, un cristallo. "Vedere" significa uscire dai limiti della nostra mente, dai preconcetti e dai nostri confini fisici.

Non prendersi troppo sul serio


..."Conserva la tua flessibilità, evita ogni rigidità, trova il bambino che è in te e scopri il tuo gioco, gioca ogni giorno e inverti il processo della vecchiaia diventando sempre più spensierato, sempre più tenero, sempre più leggero. Riconoscerai le grandi verità perché le guarderai con gli occhi innocenti di un bambino, così morirai giovane, poiché sarai diventato vecchio giocando,
completamente flessibile perché la rigidità della vecchiaia non avrà trovato appigli in te.
E sarai pieno di splendore e di benedizioni..." S
athya Sai Baba



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mammaLuna e la sua vecchiezza bambina:

"Ogni giorno è Natale"


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