[google90b38444bd13ffe9.html]

La Terra di Mezzo


Vai ai contenuti

Menu principale:


Il letto migliore

EMOZIONI

Elaborazione Immagine .gif
il gatto respira, le fiammelle si muovono,
le stelle pulsano vibranti di luce


Il Letto Migliore di Sylvia Towsend Warner

Il gatto aveva conosciuto molti inverni, però nessuno duro come quello. Aveva piovuto per due mesi lenti e cupi, ma adesso, alla vigilia di Natale, il vento aveva girato portando con sé nevischio e grandine. I chicchi ruvidi gli martellavano crudelmente i fianchi inzuppati, mentre correva veloce. Poteva sfuggire alle pietre che gli tiravano contro i ragazzi di strada, ma come sfuggire a quella sassaiola celeste? Era affamato: non aveva più toccato cibo da quando, tre giorni prima, aveva trovato un passero morto, stecchito dal freddo. Non era sua abitudine cibarsi di cadaveri, ma perfino quel sapore disgustoso era stato il benvenuto in giorni tanto difficili. La sete, poi, lo tormentava ancor più della fame e, di quando in quando, sostava a raspare con la lingua i rigagnoli gelati. Aveva perso ogni speranza, dimenticato ogni astuzia. E ancora proseguiva le sue peregrinazioni.
Lo terrorizzavano le luci, la folla, gli autobus rombanti, le auto veloci dai fari simili a mostruosi occhi felini che lo costringevano a distogliere lo sguardo. Pur essendo un londinese purosangue, non era abituato a cose del genere: era nato sul Tamigi ed era vissuto tra i docks. Una vita modesta, ma comoda, fatta di cacce ai topi e grandi dormite su sacchi di farina. Ma, una notte, sul molo dove viveva era scoppiato un incendio e, spaventato dalle fiamme, dal fumo e dal frastuono era corso via: il mattino l'aveva trovato lontano dal fiume, senza più casa, inesperto del mondo e incapace di cercarsi un nuovo rifugio.
Una porta si aprì e subito il gatto si tirò indietro e svoltò veloce in un'altra strada. Ma, anche lì, altre porte si aprivano e ognuna di esse lo faceva tremare. Erano le sei del pomeriggio, l'ora di apertura dei pub. Una volta, all'inizio del suoi vagabondaggi, era rimasto accucciato dietro una di quelle porte, pensando che un rifugio qualsiasi fosse sempre meglio della strada piovosa, ma prima che avesse il tempo di fuggire, una mano lo aveva afferrato e una voce aveva gridato sopra la sua testa: "Perdiana, mi sa che il gatto è venuto a farsi una bevuta!" E poi il suo muso era stato ficcato a forza dentro un liquido infuocato e puzzolente che gli aveva fatto bruciare per ore occhi e narici.
Appiattito contro il muro, rimase immobile finché anche l'ultima porta fu spalancata per l'ultima volta. Trasaliva soltanto se gli passava accanto qualcuno con addosso quell'odore particolare. Allora il suo naso fremeva d'invincibile disgusto, le orecchie gli si appiattivano all'indietro e la punta della coda tamburellava sull'asfalto. Un cane, capace di consapevole disperazione, si sarebbe lasciato andare, accucciandosi in attesa della morte ma, quando infine le strade tornarono tranquille, il gatto riprese la sua corsa.
Un tempo correva e saltava per il puro piacere di farlo, godendo delle proprie forze come un atleta. Durante i primi giorni di vagabondaggio, le mille risorse del suo corpo agile e nervoso, allenato dai giorni di caccia della trascorsa giovinezza, lo avevano aiutato a sopravvivere, mentre sfrecciava via per sfuggire a un terrier abbaiante, la consapevolezza gioiosa di poter facilmente distanziare l'inseguitore aveva in parte placato i suoi timori; ma, adesso, proprio la sua resistenza fisica serviva soltanto a prolungare i tormenti. Pur avvertendo in ogni fibra i morsi della stanchezza, i muscoli irrigiditi lo portavano avanti e ancora avanti, come prigioniero di se stesso, costringendolo a zampettare fiaccamente fino al luogo della sua morte.
Correva nella direzione del vento, svoltando qua e là per evitare le raffiche, tormentato dalla grandine che tempestava le strade. Teneva gli occhi chiusi, ma a un improvviso suono familiare si bloccò, irrigidendosi impaurito. Annusò tutt'intorno, in preda a una subitanea apprensione. Una porta si muoveva sui cardini e uno strano odore si propagava ad ogni oscillazione del battente, ma non era l'odore tanto odiato e, benché il gatto si fosse trattenuto a lungo in attesa al riparo di un muro, nessun suono di voci stridule era giunto a confermare i suoi timori e, se pure il battente continuava a chiudersi e a riaprirsi, non si udiva alcun rumore di passi. Si allontanò cauto dal muro e s'inoltrò in un porticato. L'odore si fece più forte. Era una fragranza aromatica e penetrante che sapeva un pò di fumo. Gli solleticò il naso e lo fece starnutire.
Il battente oscillava al vento, ma lo spiraglio era troppo piccolo per riuscire a guardare all'interno: ne trapelava solo una luminosità fioca. Con una decisione improvvisa, il gatto s'infilò oltre la soglia.
Un'unica, sconvolgente sensazione sopraffece tutte le altre: calore! Lo avvolgeva penetrandogli in ogni fibra, trasformando in una soffice, sfumata rilassatezza le fitte pungenti del freddo, stanchezza e fame. Sentendosi mancare, si sdraiò sul pavimento di pietra.
Poi, quando un nuovo starnuto lo scosse, si riprese e cominciò a esplorare.
La costruzione aveva un che di familiare. Spesso, andando a caccia lungo il fiume, era entrato in edifici simili a questo, grandi edifici tenebrosi e disabitati dal pavimento di pietra. Però quelli odoravano di grano, di lino, di sego, di zucchero, nessuno di essi era immerso in un fumo profumato. Quelli erano freddi e questo era caldo. Quelli erano immersi nell'oscurità più totale, mentre qui il buio era interrotto da una stella fiammeggiante che ardeva a mess'aria e da fiammelle di candele la cui fragranza di cera calda si aggiungeva alla dolcezza fumosa.
Una nuova sicurezza accrebbe la sua curiosità e il gatto prese ad aggirarsi per la chiesa. Si strusciò contro l'acquasantiera, annusò i cuscini degli inginocchiatoi, saltellò su per le scale del pulpito, balzò sul parapetto e si arrotò le unghie sull'imbottitura. Fuori il vento fischiava e la grandine batteva contro le vetrate, ma là dentro l'aria era calda e quieta e la stella fiammeggiante ardeva dolcemente. Dal pulpito il gatto aveva scorso qualcosa di ancor più familiare: una manciata di fieno abbandonata sul pavimento. Aveva visto spesso il fieno, talvolta torreggiante sulle chiatte che lo trasportavano su acque oleose, talaltra caduto dai sacchi legati al muso dei robusti cavalli da tiro che aspettavano pazienti nel cortile del custode della banchina.
Quella manciata di fieno sembrava caduta da una cassetta di legno grezzo posta su due cavalletti. Ritto sulle zampe posteriori, il gatto cercò di guardarci dentro, ma era troppo alta per lui. Fece per allontanarsi, ma la curiosità lo riportò indietro. Bilanciandosi sulle zampe ripiegate, si diede lo slancio e saltò, atterrando su un letto di fieno. Atterrò con tale delicatezza che le due figure inginocchiate ai lati della mangiatoia oscillarono appena, ma non caddero. Il gatto le annusò, sospettoso, ma presto rivolse ad altro la sua attenzione. Era il fieno che lo interessava. Un profumo di rose, così forte da stordire, si sprigionava dalla lettiera tiepida mentre la lavorava e la scompigliava con le zampe anteriori. Sì, questo infine gli assicurava ciò che aveva a lungo agognato: un sonno profondo, avvolto da calore e dolcezza, un tonificante oblio. Ancora e ancora ruotò su se stesso in cerchi sempre più stretti, scavandosi un nido accogliente, ronfando con una sommessa nota di gioia. Mentre si acciambellava sfiorò una terza figura nella mangiatoia, ma la notò a malapena: le due figure inginocchiate non gli avevano fatto alcun male e nemmeno gliene avrebbe fatto l'altra distesa a riposare. In breve fu pronta una cuccia su misura. Il gatto posò la testa sulle zampe e si rilassò.
Un'altra raffica di grandine tempestò i vetri, la porta scricchiolò e le fiammelle delle candele si curvarono e ondeggiarono al soffio del vento penetrato nella chiesa, come per annuire in segno di approvazione, ma anche se le orecchie del gatto guizzarono un paio di volte contro i piedi del Bambino, il suo sonno era troppo sereno e fiducioso per accorgersene o per curarsene.


Ciascuno è libero di pensare la fine di questa novelletta, a propria immagine e somiglianza.
La Terra di Mezzo, pur comprendendo che per il gatto essere accompagnato al Ponte dell'Arcobaleno da Gesù Bambino, fosse un incredibile privilegio, ha sentito imperioso il richiamo di una piccola voce che raccontava così:

Dedicata a Dora


Jesus Saviour era il vicario incaricato di una delle Parrocchie dell'East End di Londra. I suoi parrocchiani erano una colorata multietnia, proveniente da ogni parte del mondo. Lui stesso era di origine bengalese. Ancora giovane, colmo di entusiasmo, viveva la sua missione con originale spirito intraprendente. Era la Vigilia di Natale e la grandine continuava a battere violenta contro i vetri della sagrestia. Immaginò, con sconforto, che ben pochi si sarebbero avventurati in una notte simile per ascoltare la Messa, ma ciononostante era felice di aver creato un angolo dedicato alla Natività e di aver predisposto ogni possibile conforto di luci e di tepore per accogliere chi si fosse fatto coraggio e avesse raggiunto la Chiesa.
Avrebbe lasciato comunque aperta la grande porta a battente. Per tutta la notte. Per tutti i fedeli o i derelitti o i disperati che avessero desiderato entrarci. E avrebbe inondato la chiesa del suono meraviglioso delle voci del Nordic Chamber Choir in O Magnum Mysterium. Come amava quel brano tanto illuminato da coinvolgere tutte le Creature nel sublime mistero della nascita del Maestro!
"O great mystery and admirable sacrament
That animals see the Lord born
Lying in a manger"
"O grande mistero e mirabile sacramento,
che gli animali vedano il Signore nato
giacere in una mangiatoia!"
Attraversò la piccola porticina che immetteva direttamente nel primo porticato a destra del presbiterio e si recò immediatamente all'impianto di diffusione affinché la musica raggiungesse ogni angolo e oltrepassasse la soglia, sconfiggendo l'ululato del vento. Le note celesti lo investirono facendolo rabbrividire di un'emozione profonda, come sempre, come se non le avesse udite decine e decine di volte. Si avvicinò per uno sguardo d'amore, prima di accingersi alla Messa che prevedeva solitaria, all'angolo dove Maria e Giuseppe custodivano il Bambinello nella mangiatoia e rimase stupefatto! Accanto ai piedini del piccolo Gesù, raccolto in quella che appariva come una macilenta ciambella, c'era un gatto!
Aveva sempre amato gli animali, ma la sua vita non gli aveva consentito mai di tenerne accanto. Ma ora? Questo appariva come un segno del cielo! Come avrebbe potuto rimetterlo sulla strada in una notte tanto magica, eppur orribile? Prese la decisione in una manciata di secondi. L'avrebbe ricoverato nel suo alloggio, al sicuro e al caldo. Lo avrebbe dissetato e nutrito, poiché Gesù stesso glielo aveva affidato! Raccolse il fagottino che quasi non aperse neppure gli occhi. Ma era tiepido. E questo faceva comunque ben sperare. Lo strinse al cuore, raccogliendolo insieme alla paglia che era parte del giaciglio e lo portò di sopra. Cerco di fargli sentire il profumo del latte tiepido e finalmente il gatto diede segno di risvegliarsi e con cauta attenzione bevve dal piattino che Jesus gli aveva posto accanto. Gli parlò con voce calma e gentile, gli disse che sarebbe tornato da lì a poco e che avrebbe potuto continuare a dormire. Nulla più gli sarebbe accaduto di male e avrebbero condiviso la frugale cena di quella speciale Notte e i giorni a venire. Lo battezzò Star poiché lui era il suo morbido e incredibile regalo di Natale, arrivato seguendo la luce della Stella Cometa! Con un piccolo ronron, Star si rimise a dormire, convinto di essere morto e di essere in Paradiso. Un Paradiso che gli piaceva.
Jesus si accorse che avrebbe cominciato la Solenne Messa in ritardo, ma poi pensò che non sarebbe stato un gran male. Probabilmente l'avrebbe celebrata solo per se stesso. Scese comunque velocemente le scale, infilò di corsa anche l'ultimo paramento. E quando aperse la porta si trovò di fronte alla chiesa più affollata, gioiosamente rumorosa che avesse mai vissuto...








Potrete sempre contattarci tramite mail:
allaterradimezzo@gmail.com


Torna ai contenuti | Torna al menu