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La Terra di Mezzo


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I giorni passano 5

Ogni giorno è Natale


13 Dicembre: "Per ammirare l'Arcobaleno, occorre sopportare la pioggia"


14 Dicembre: Salutiamo, grati, la prima neve perché ha ancora la voglia e il coraggio di scendere sulle nostre strade sporche, sulle nostre città inquinate, sul nostro irrequieto, impaziente cammino ormai troppo lontano dai ritmi naturali e dalle stagioni. Qualche disagio vale la pena d'essere vissuto per un respiro più lungo e libero, per uno sguardo che ritrova il candore intorno, anche se solo per poche ore, per quell'attutita colonna sonora del giorno e della notte che solo la neve ci regala.
Pensiamo alle cime montane con i loro profondi ghiacciai che si ritemprano per donarci l'acqua preziosa assai più dell'oro. Ricordiamo e aiutiamo quando e come possiamo chiunque abbia freddo e fame, evitando di recriminare, almeno per qualche ora, sulla nostra "povertà", sulla paura del domani, sulle tasse e gabelle e disonestà infinite dei "nostri signori" che, peraltro, hanno accompagnato tutte le epoche in modo più o meno palese e con metodi più o meno cruenti. Regaliamo e regaliamoci una piccola pausa riconoscente per ciò che siamo, per ciò che abbiamo, per gli infiniti doni di una buona salute sulla quale, quando ne godiamo, raramente riflettiamo e che ci fa abbracciare, pensare, creare, immaginare, vedere, camminare, correre, afferrare, lavorare, sognare, gustare il cibo per poco e semplice che sia; fermiamoci a pensare agli amori sinceri, al rifugio caldo, al pane sulla tavola, alla vita vera. Il nostro umore e i rapporti con gli altri miglioreranno sensibilmente, regalandoci una qualità della giornata che avevamo da tempo dimenticato!


15 Dicembre: Da tutto e da tutti, in qualsiasi stagione della vita, possiamo imparare.

Se avrete pazienza e voglia di leggere Vi racconterò una piccola storia: abbiamo un canarino di nome Rubino da otto anni. Era un campione canoro, ma quattro anni fa perse il suo meraviglioso canto. Quella gola infinitesimale emetteva note di strutturata poesia musicale, colmandoci di piacere e di stupore. Improvvisamente tutto finì. Uno dei due infernali anellini che gli allevatori infilano nelle esigue gambette si inserì malamente nei fragili tessuti, provocando infezione e tanto dolore.
Iniziò a non volare più: non poteva appoggiarsi ai trespoli. Avevo costruito io stessa la sua gabbia grande, molto grande con due ambienti limitrofi, di cui uno privo completamente di sbarre. La adattai alla sua nuova condizione in modo di fargli comunque godere degli spazi, senza costringerlo a volare. Lo operai con mani tremanti e il cuore in gola e riuscii a levarglielo. Zoppicava da quella gambetta, ma l'altra lo aiutava a tenersi eretto. Un anno dopo anche l'altra zampetta iniziò a deformarsi. Eppure, costantemente ricercò nuovi equilibri che gli permettessero comunque di muoversi, di mangiare, di fare il bagno, di "chiacchierare" pigolando con noi. Fino a quindici giorni fa, quando mi fece capire che qualcosa non andava in una delle malatine. Con un'altra operazione inevitabile e sempre più angosciante, sono riuscita a tagliargli le unghiette e a liberarlo da quanto gli stava facendo male.
In questo momento sta facendo il bagnetto quotidiano, quindi, traballando sulle sue zampette storpie a cui si è adattato in modo mirabile, raggiunge la parte del suo appartamentino che si affaccia sul mio tavolo da lavoro, si asciuga sui lenzuolini di morbida carta che gli sostituisco quotidianamente e ciangotta fissandomi con i suoi occhietti vispi che non hanno mai perso la gioia di esistere e di comunicarlo. Ecco, anche quel piccolo batuffolo coraggioso fisicamente fatto di nulla, eppur gigante nello spirito vitale, mi aiuta, nei momenti più bui della malattia, a trovare la voglia di reagire.

mammaLuna

Potrete sempre contattarci tramite mail:
allaterradimezzo@gmail.com


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