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La Terra di Mezzo


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Animale Guida

MAMMALUNA

Animale di Potere, Animale di Protezione, Animale di Medicina, Démon, Daimon...
tanti modi di indicarlo in tutte le latitudini, le culture e i riferimenti
di ogni nostra epoca



Nella trilogia di romanzi fantastici di Philip Pullman
Queste oscure materie (di cui il primo capitolo è La bussola d'oro), un daimon è la manifestazione fisica dell'anima di un individuo, sotto forma di animale che lo accompagna sempre.
Molte caratteristiche del daimon corrispondono ad idee formulate nell’ambito di diverse culture, mentre l'origine del termine e l'idea stessa deriva dal daimon socratico. Infatti già Socrate aveva ipotizzato l'esistenza di uno spirito guida (in greco "daimon" vuol dire "spirito", una sorta di angelo custode precristiano), quando Pan infatti si comporta come guida etica di Lyra, allo stesso modo il daimon era per Socrate, la coscienza intima dell'uomo. Questo spirito accompagna ogni individuo durante tutto il corso della vita, lo protegge e lo consiglia nei momenti difficili.

L'"Incanto Patronus" (Expecto patronum), dal latino "aspetto un protettore", è un incantesimo molto complesso inserito nella saga di Harry Potter, che richiede estrema concentrazione. Consiste nell'evocare tramite la bacchetta magica una figura argentea, che difenderà l'evocatore per tutto il tempo in cui quest'ultimo resterà concentrato sul proprio intenso ricordo felice. Il Patronus può manifestarsi sotto forma di nebbiolina argentea, o sotto una forma definita: in tal caso si parla di "Patronus Corporeo". La sua forma è solitamente quella di un animale: quello di Harry è un cervo (ovvero la forma animale di suo padre, James Potter. Infatti il nome in codice del padre di Harry era "Ramoso"). In genere un mago possiede sempre lo stesso Patronus, ma in Harry Potter e il principe mezzosangue, l'ex professore di difesa contro le Arti Oscure, Remus Lupin, dice ad Harry che dopo un trauma il Patronus può cambiare aspetto, come succede a Ninfadora Tonks e a Severus Piton.
Il Patronus di Harry è un cervo, come quello di suo padre James Potter;
Il Patronus di Hermione Granger è una lontra, l'animale preferito dell'autrice, che spesso ha confermato di vedere molto di sé in questo personaggio;
Il Patronus di Ron Weasley è un cane (un Jack Russell Terrier);
Il Patronus di Ginny Weasley è un cavallo;
Il Patronus di Albus Silente è una fenice;
Il Patronus di Ninfadora Tonks dall'inizio del sesto libro in poi è un lupo, poiché lei si è innamorata di un lupo mannaro (Remus Lupin). Si ignora che forma avesse prima del sesto romanzo, ma sappiamo per certo che era diverso;
Il Patronus di Luna Lovegood è una lepre;
Il Patronus di Arthur Weasley è una donnola;
Il Patronus di Kingsley Shacklebolt è una lince;
Il Patronus di Cho Chang è un cigno;
Il Patronus di Seamus Finnigan è una volpe;
Il Patronus di Ernie Macmillan è un cinghiale;
Il Patronus di Dolores Umbridge è un gatto;
Il Patronus di Aberforth Silente è una capra;
Il Patronus di Minerva McGranitt è un gatto soriano (proprio come la sua forma animale);
Il Patronus di Severus Piton è una cerva (per via di Lily Potter, che aveva anch'essa lo stesso Patronus);
Il Patronus di James Potter è un cervo, come quello del figlio

E non possiamo non ricordare il piccolo, grande Grillo parlante di Pinocchio...

L'epiteto glaucopide caratterizza per antonomasia la dea greca Atena, corrispondente alla divinità etrusca e latina Menrwa-Minerva.
La parola glaucopide (dal greco antico glaukôpis, a sua volta formato da glauk-, radice di glaukòs, glauco, e glaux, civetta -letteralmente, la glauca- + la radice op- di omma, e osse, occhi), viene interpretata secondo due possibili accezioni: dea "dagli occhi glauchi" (azzurri, lucenti) o dea "dagli occhi di civetta".
Le due accezioni in greco antico si sovrappongono: pertanto la dea glaucopide è la dea dai lucenti occhi di civetta. La civetta (e in generale gli strigiformi, cioè i rapaci notturni, fra cui la specie più caratteristica è appunto noctua Minervae), essendo un uccello sacro, un animale totem, veniva indicata con un appellativo indiretto, che significava la glauca, l'uccello dagli occhi lucenti, il cui connotato tipico era la sapienza (l'uccello che vede al buio diviene allegoria della ragione, i cui occhi penetrano anche il buio dell'incertezza).
La civetta, e in genere i rapaci notturni, erano associati, sin dal tardo mesolitico, a una dea madre della morte e della rigenerazione. Tale divinità femminile preindoeuropea viene a vario titolo assimilata dai popoli semiti e indoeuropei venuti a contatto col mondo del Mediterraneo e dell'Europa del neolitico. In Grecia, le Arpie e le Chere (e in origine le stesse sirene, che nel mito più arcaico erano immaginate come metà uccello e metà donne), sono filiazioni, insieme ad Atena, dell'antica dea madre uccello, il cui culto sopravvive, fra recuperi e demonizzazioni, fino alla diffusione del cristianesimo.
Nell'immaginario cristiano antico e medievale, la dea civetta della sapienza, della morte e della rigenerazione, definitivamente demonizzata e associata all'aspetto conturbante e negativo della femminilità, è collegata alla figura di Lilith (demonizzazione già ebraica della dea madre uccello), e diviene immagine della strega (dal latino volgare striga, latino classico strix, strige, civetta).

Nella Repubblica fiorentina, il marzocco o marzucco era un leone simbolo del potere popolare. La tradizione dell'animale totemico nelle città italiane del medioevo era molto forte, specie in Italia settentrionale e centrale (Torino e il toro; Pisa e l'aquila, Lucca e la pantera, Pistoia e l'orsa, Firenze e il leone, Arezzo e il cavallo, Siena e la lupa, Perugia e il grifone, Venezia e il leone di san Marco...); tale identificazione si riflette ancora oggi in molti stemmi cittadini o in molte associazioni che utilizzano stemma e animale totemico abbinati.

Nella mitologia mesoamericana il
Nahual (anche scritto Nagual) è considerato lo spirito buono, simile ad un angelo guardiano, che si manifesta sotto la forma di un animale. Ogni persona (ed anche ogni divinità come ad esempio /colibrì e Quetzalcoatl/serpente piumato) aveva un nahual che lo seguiva e lo proteggeva.

I Celti credevano negli animali come alleati, attribuendo ai loro clan profonde sinergie con animali specifici. Ogni gruppo si identificava con un animale e ogni membro del gruppo non solo pensava di discendere da un determinato animale, ma riteneva anche di potersi appropriare, con iniziazioni particolari (sciamanesimo), delle qualità di questo animale.
Alcuni gruppi etnici si chiamano ancora oggi “Figli dell’Orsa”, giacché simboleggiano, nel nome che portano, la loro discendenza dalla Grande Madre; altri invece si identificavano con il cigno oppure con l’oca dal piumato bianco, che rappresentavano il vestito di un Druido. Ogni clan aveva striscioni sui quali erano raffigurate le immagini o il simbolo del loro animale di origine, come ad esempio le bandiere dei Fianna. I Fianna, erano guerrieri indipendenti che non rispondevano all’autorità dei re, ma solo ai bisogni del popolo, erano tanto dei mercenari quanto una sorta di paladini dell’antico mondo celtico.
L’animale veniva anche dipinto sugli scudi e, a volte, tatuato sul corpo. Queste tradizioni potrebbero essere all’origine dei simboli araldici che divennero così popolari in epoche successive. Talvolta un eroe si identificava con una figura animale, come ad esempio la figura mitica di Diarmaid. La sorte di questo eroe, infatti, sarebbe legata ad un cinghiale. Su di lui esistono molte leggende. E tutte spiegano come il fratello di Diarmaid avrebbe ucciso accidentalmente un cinghiale. Proprio questo fatto sarebbe all’origine del divieto (tabù) di cacciare il cinghiale per tutti i suoi discendenti: pena la morte. Il simbolo totemico del cinghiale è molto diffuso nella Gallia (l’odierna Francia), dove quasi tutte le insegne di guerra sono sormontate da aste che rappresentano dei cinghiali. Qui si ritrovano nelle forme romanizzate di Mercurius Artaios "protettore dell'orso" e Mercurius Moccus "protettore del cinghiale", le due figure più significative che non hanno però valenze naturistiche, bensì regali, infatti orso e cinghiale sono animali simbolo di regalità. Nel calderone di Gundestrip c’è una placca dove è scolpito un cinghiale e i guerrieri hanno un elmo dove è stata fatta l’incisione di questo animale totem. È probabile che, col tempo, il cinghiale sia passato a rappresentare le forze solitarie del guerriero. Fra le tante storie legate al totemismo ricordiamo la figura di Re Artù, infatti, il suo stesso nome, significa “orso”.



Non si può vivere bene senza il ricordo risvegliato del nostro Daimon
Esso è il simbolo del nostro naturale completamento al ciclo di rinascite, è la forza costante a cui attingere per ritrovare le profonde radici di ciò che eravamo e che sono ancora in grado di donarci buon equilibrio, saggezza, serenità. Questo percorso ci aiuta a riscoprire o rinsaldare il senso della spiritualità e della fratellanza verso ogni forma vivente e la nostra inscindibile appartenenza alla Terra Madre.
E' un'essenza-forma che non ci abbandona mai, di cui tutti abbiamo più o meno consapevolezza, ma quando siamo in grado di visualizzarla, di sentirla come parte del nostro cammino attuale, di comunicare con essa, di ascoltarla, allora si trasforma
in volo sciamanico verso la Luce...

Entrate in questi mondi (pagina dedicata al video dei totem), ascoltate suoni di tamburi dedicando al Vostro Animale di Potere uno spazio meditativo interiore qualche minuto al giorno, l'ideale sarebbe a tarda sera, quando Vi accingerete al riposo notturno. Scendete con il respiro sino al centro di gravità, ascoltate la calda, confortante malìa della segreta presenza e incontrando i suoi occhi, conoscerete...



Potrete sempre contattarci tramite mail:
allaterradimezzo@gmail.com


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